17 Gennaio 2026

Claudio Guerrini: “Il 2025 è stato sorprendente. Ora sogno un grande viaggio e un format tutto mio”

Un anno da archiviare senza troppi bilanci, ma con molte consapevolezze in più. Il 2025 si chiude come un percorso intenso, fatto di entusiasmo, fatica e continue sorprese, tra televisione, radio, libri ed eventi dal vivo.

È così che Claudio Guerrini guarda ai mesi appena trascorsi, portando con sé il desiderio di rallentare, di scegliere meglio e di trovare nuovi spazi di espressione. Lo sguardo è già rivolto al 2026, con la voglia di staccare davvero la spina, creare qualcosa di personale e rimettere al centro ciò che conta.

Claudio, il 2025 si avvia alla conclusione. Se dovessi fermarti un momento e guardarti indietro, che anno è stato per te, prima ancora che professionalmente?

Variegato, divertente, faticoso, sorprendente. Ma nel complesso appagante. Mi mancano i grandi viaggi: dai tempi della pandemia non sono più riuscito a organizzare una vacanza lunga e rilassante e questo lo sto accusando più che altro mentalmente. Vorrà dire che il primo buon proposito per il 2026 sarà proprio questo: staccare la spina e visitare un posto bello e lontano.

Dal punto di vista televisivo, quali progetti di quest’anno senti più rappresentativi del tuo percorso e perché?

In realtà un po’ tutti. Ho molti interessi e curiosità nella mia vita, dunque ogni progetto di valore può rivelarsi credibile e appagante per me. ‘Love Game – Il gioco dell’amore’ stuzzica il mio lato giocoso; ‘Il Vitti’ stimola la mia curiosità per i grandi protagonisti del cinema italiano; il ‘Premio Bindi’ è il ‘Jazz&Blues Festival’ sono veicoli di promozione per la musica di spessore. Mentre ‘RDS Summer Festival’ mi ha fatto sentire un po’ come Amadeus ai tempi del ‘Festivalbar’, tra tormentoni musicali e grandi piazze festanti.

In un panorama televisivo che cambia rapidamente, che tipo di spazio senti di aver conquistato o consolidato nel corso del 2025?

Non credo di poter dire di aver conquistato uno spazio tutto mio. Proprio per la varietà di impegni di cui ti parlavo. Mi piace essere eclettico, o almeno provarci. Mi manca ancora la chance di un format tutto mio, l’idea è lì da qualche anno, vediamo se il 2026 sarà l’anno giusto

A fine novembre è uscito il tuo nuovo libro Ti cercherò per sempre. Quando hai capito che questa storia doveva diventare un libro?

Quando ho conosciuto Mariavittoria Rava e la straordinaria traiettoria della sua Fondazione. Nata da un evento tragico, la scomparsa dell’amata sorella Francesca, ha saputo regalare amore e concreta solidarietà a migliaia di bambini in condizioni di disagio in tutto il mondo. Un racconto emozionante, forte, spero di grande speranza e di buon auspicio per tutti noi.

Che rapporto c’è tra il Claudio Guerrini della televisione e quello che emerge dalle pagine di Ti cercherò per sempre?

Sono sempre io. Con la medesima propensione a raccontare storie, più o meno leggere, che possano restare nella testa o nel cuore di chi le ascolta (o le legge). Sono diverse, naturalmente, le modalità espressive, ma il fine resta il medesimo: intrattenere il pubblico in modo intelligente e coinvolgente.

Scrivere è stato più un atto di necessità o una scelta meditata nel tempo?

Ho cominciato nel 2020 con il mio primo lavoro ‘C’era una (prima) volta’, quasi per caso. Mi hanno detto che ho uno stile leggero, godibile, piacevole, e allora ci ho preso gusto. Scrivere è faticoso, soprattutto per chi come me fa mille altre cose. Ma quando poi vai in libreria e ti trovi davanti al frutto di cotanto lavoro, la soddisfazione è impareggiabile. Hai l’idea di aver fatto qualcosa che resterà, un libro non ha epoca e non ha età.

Che tipo di dialogo si è creato con i lettori in queste prime settimane dall’uscita del libro?

Molti si sono sorpresi nello scoprire una parte di me che non conoscevano, abituati a vedermi o ascoltarmi sempre gioioso e ironico in tv, in radio o sui social. E questo è certamente un primo aspetto interessante per me, mostrare un lato della mia personalità meno visibile ma comunque profondamente autentico. Tanti mi hanno detto di essersi anche commossi su alcune pagine, e questo aspetto sinceramente commuove anche me…

Il tuo 2025 si chiude in Sardegna, con l’impegno della notte di Capodanno. Che valore ha per te iniziare il nuovo anno proprio lì?

Olbia è una città fantastica. Come l’intera Sardegna. Pulita, civile, con un clima sempre favorevole, anche a Capodanno. L’anno scorso abbiamo festeggiato con il numero record di 50.000 presenze. Quest’anno magari faremo di più, grazie anche alla presenza di Marco Mengoni e Lazza. Iniziare un nuovo anno con una festa di questo livello in un posto così ti dà la carica giusta per affrontare tutti gli impegni che arriveranno. Chi ben comincia… O no?

Il Capodanno è sempre un momento simbolico: sei più uno che fa bilanci o uno che guarda subito avanti?

No, bilanci poco o nulla. Magari cerco di ricordare gli errori commessi per non ripeterli in futuro. Ma sono uno che ha sempre guardato al domani, talvolta perfino trascurando l’oggi, il qui e ora.

C’è qualcosa che il 2025 ti ha insegnato e che senti di portare con te nel 2026?

Forse sì. Visto che non sono più un bambino, ho imparato a selezionare, sia gli impegni professionali che quelli personali. Il tempo è sempre più scarso e prezioso, inutile perderlo per cose o persone che non lo meritano. Meditate pure voi, gente. Meditate.

Se dovessi esprimere un desiderio – personale o professionale – per l’anno che sta per iniziare, quale sarebbe?

Trovare la giusta persona per una relazione importante e stabile che mi manca da anni e trovare il format tv giusto in cui potermi esprimere al massimo delle mie capacità. Ma prima ancora stare in buone condizioni di salute, altrimenti tutto il resto non ha senso. Buon 2026 è tanta salute a tutti voi!

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