C’è un momento, al termine di ogni progetto, in cui è giusto fermarsi a dire grazie. Ma, a volte, è anche l’occasione per aprire una riflessione. È quanto ha fatto Stefano Buttafuoco, che attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social ha tracciato un bilancio della nuova stagione de Il cacciatore di sogni, alternando parole di gratitudine a un appello rivolto al mondo della critica televisiva.
Il conduttore ha voluto innanzitutto ringraziare il Alessandra Locatelli per il sostegno dimostrato nei confronti della trasmissione, un supporto che, come lui stesso sottolinea, rappresenta «un’immensa responsabilità». Subito dopo il pensiero è andato a registi, autori e produzione, protagonisti di un lavoro intenso che ha permesso di portare in onda, in tempi molto rapidi, un programma capace di raccontare il valore dell’inclusione e della solidarietà. «Al centro del successo di un progetto ci sono sempre le persone», scrive Buttafuoco.
Parole di riconoscenza anche per la Direzione Rai Approfondimento, nelle persone del direttore Paolo Corsini e di Cecilia Primerano. Nel suo intervento, Buttafuoco difende inoltre la Rai, invitando a non fermarsi a giudizi superficiali su una realtà complessa, che ogni giorno porta avanti il proprio compito di servizio pubblico.
Il passaggio più significativo arriva però quando si rivolge direttamente ai critici e agli analisti televisivi. La domanda è semplice quanto provocatoria: perché l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sui programmi più discussi o più popolari, mentre trasmissioni che affrontano temi sociali e raccontano esperienze di straordinario valore umano finiscono raramente al centro del dibattito?
È una riflessione che va oltre il destino di un singolo programma. Per Buttafuoco, chi racconta la televisione ha anche la responsabilità di valorizzare quelle produzioni che, pur lontane dalle polemiche e dal clamore mediatico, contribuiscono a dare sostanza alla missione del servizio pubblico. Programmi che parlano di inclusione, di fragilità, di diritti e di speranza meritano, secondo il giornalista, lo stesso spazio di analisi riservato ai grandi show e ai format più chiacchierati.
«Promuoveteci, parlate di noi, andate anche voi oltre», scrive nel finale del suo messaggio. Un invito che suona come una richiesta di attenzione, ma anche come uno stimolo a guardare la televisione con uno sguardo più ampio. Perché accanto ai programmi che fanno discutere esistono anche quelli che fanno riflettere. E sono proprio questi, spesso, a rappresentare l’essenza più autentica del servizio pubblico.
Foto di Assunta Servello

